Alla scoperta Stockholm Wood City
Per la seconda volta una pillola leggermente più lunga, ma negli spazi di un quasi podcast. Già la prossima tornerà a livelli più affini alle mie intenzioni, ma considerato come questo lavoro si è trasformato nelle mie mani, mi sembrava corretto regalargli quel quarto d’ora che spero diventi un valido investimento anche per voi.
Questo è uno di quei casi in cui essere una figura trasversale di cambia il modo di vedere persino le commissioni che ti vengono date, e alla fine, pensando a cosa raccontare a voi che mi seguite, mi tocca scomodare l’impossibile per far diventare un pensiero possibile.
So che questo video ha diversi problemi di audio e di volumi, ma ho dovuto rifare intere sessioni al punto che ho perso il senso del parlato, spero comunque che sia di vostro gradimento.
Ancora con i sottotitoli non ci siamo, ma ho pensato di aggiungere dopo il video, un riassunto di quello che ho detto, magari non parola per parola, ma un testo di accompagnamento per completezza.
Non capiterà spesso che si starà così tanto su un argomento quando sono pillole, anche perché i tempi di lavorazione sono troppo pantagruelici e qui ho forzato un sistema a fare quello che il sistema non è programmato a fare, ma un po’ questi 15 minuti me li sono meritati, e me li sono presi.
Finito, video a seguito: buon divertimento
Scaletta video:
Nuova pillola del quasi podcast, su un argomento che mi tocca in maniera particolare.
Intanto, per chi non lo sapesse anni anni or sono, come mediatore economico ho scritto una tesi sulla trasformazione urbanistica di Malmö e su come l’evoluzione delle città abbia un impatto sulla percezione identitaria dei cittadini, trasformandola e portando valore economico, oltre che benessere, se fatta in direzione del miglioramento delle condizioni di vita. Tra gli altri argomenti, il quartiere allora avanguardista e sostenibile di Bo01, che significa abitare 01.
Comincio col ricordarvi, o raccontarvi se non lo sapete già che tra le altre cose sono project manager alla design week di Venezia, dove già anni fa ho presentato progetti di design biofilico. Non miei, ovviamente, io gestisco progetti su commissione e nel quadro di un ampio del concetto di design da qualche tempo mi sono orientata sulla ricerca, indagine analisi e stratiegie in ambito di innovazione, tecnologia, urbanistica, rinnovabile, e circolare.
Parte di questi progetti finiscono a Venezia, parte di questi progetti finiscono altrove, nelle mie consulenze, e alcune arrivano fino al mio quasi podcast, perché sono interessanti, l’informazione ufficiale magari non ne parla, e allora io, che posso appoggiarmi sul fatto che sono multilingue, vado di svedese come non ci fosse un domani, e vi racconto cose che secondo me vale la pena conoscere.
Per quelle che riguardano questa pillola, devo introdurre la Atrium Ljungberg.
Fondata nel 1946, questa società si occupa di trasformare aree industriali e urbane in quartieri moderni, vivibili ed ecologica, basandosi su un approccio a lungo termine che combina architettura sostenibile, energia rinnovabile e mobilità intelligente.
Atrium Ljungberg è promotrice di Stockholm Wood City, il più grande progetto al mondo di città costruita interamente in legno.
Quando si parla di Stockholm Wood City, un po magari è anche marketing, comunque si parla di città. Va detto che le unità di misura sono diverse, la Svezia è poco popolata, per cui magari lasciamo il city nel marketing, il concetto è che questo non è un quartiere ecologico come Bo01, ma un sistema più ampio e complesso, un’intera area urbana sostenibile, con uffici, negozi, case e spazi pubblici, tutti realizzati in legno.
Con questo progetto si sta trasformando un’area industriale di 250.000 metri quadrati, che vi dicevo, si trova nel quartiere di Sickla, a sud di Stoccolma che prevede 7.000 uffici e 2.000 abitazioni, oltre a negozi, ristoranti e spazi verdi progettati con criteri di sostenibilità avanzata.
Il legno è stato scelto perché è ecologico, resistente, usarlo infatti al posto del cemento riduce le emissioni di CO₂ del 50%, perché il legno ha la caratteristica di assorbe e immagazzina carbonio.
Inoltre, è un materiale che riduce i tempi di costruzione, abbassa il rumore, quindi l’inquinamento acustico dei cantieri.
Gli edifici saranno realizzati in CLT, un legno lamellare incrociato che garantisce resistenza e stabilità paragonabili al cemento e all’acciaio.
Grazie a questa tecnologia, le strutture possono essere modulari e assemblate rapidamente, e il risultato offrirà migliore isolamento sia termico che acustico degli edifici.
Appoggiandosi su studi scientifici che dimostrano che vivere e lavorare in ambienti in legno riduce lo stress, migliora la qualità dell’aria interna e aumenta la produttività, gli studi di architettura coinvolti, tra cui White Arkitekter e Henning Larsen, hanno implementato il design, con ampie vetrate che permettono maggiore accesso della luce naturale, rendendo gli spazi più accoglienti.
Costruire una città in legno non è solo una scelta estetica, è una trasformazione vera e propria nel modo in cui pensiamo l’architettura e la sostenibilità.
Certo, il legno da solo non basta: Stockholm Wood City è una città intelligente, autosufficiente e capace di funzionare con energia pulita e un sistema di gestione delle risorse che azzera gli sprechi.
Oltre ai materiali ecologici, questo progetto è stato pensato trasformando ogni edificio in una micro-centrale sostenibile.
Stockholm Wood City sarà una città a energia positiva, il che significa che produrrà più energia di quanta ne consumerà. I tetti ospiteranno pannelli solari, che saranno anche integrati negli edifici, l’acqua piovana sarà raccolta e riutilizzata e la gestione dei rifiuti seguirà un modello circolare per ridurre al minimo gli sprechi. Andiamo a vedere nel dettaglio.
L’intero quartiere sarà alimentato dunque da energia solare, integrato da un sistema di accumulo e distribuzione intelligente che permetterà di immagazzinare l’energia in eccesso per utilizzarla nei momenti di maggiore bisogno.
Questione delle intermittenze che è stato fil rouge dei miei ultimi mesi. In Svezia se si guarda all’irradiazione solare è niente ed il peso si sposta subito sui sistemi di accumulo, che diventano il centro dell’attenzione e il cuore del pensiero di ottimizzazione.
Ricordiamoci che si tratta di un paese con un clima estremo, in cui ci sono periodi di esposizione al sole importante, ma un paese dove il primo pensiero non è l’energia solare. Idroelettrico, eolico, forse, ma il solare va gestito con particolare cura perché quando c’è tanta luce che genera tanta energia, è anche probabile che in quel momento non serva.
Per cui la si prende e la si appunto accumula in queste batterie, e poi nei periodi di magra e scarsità, guardiamo a gennaio o febbraio in cui il sistema elettrico nazionale in alcune aree va quasi in tilt, qui cosa si sta facendo? Ci si sta garantendo che nei periodi di magra ci sia energia in deposito per garantire un equilibrio costante, e che non si vada in quel pericoloso debito.
Ma torniamo a Stockholm Wood city.
È come se la città avesse un proprio cervello energetico, in grado di ottimizzare l’uso dell’elettricità senza dipendere dalla rete nazionale.
Ora, con un sistema ad energia positiva, capace di generare più risorse di quante ne consumi, capite che si comincia ad insediare un nuovo pensiero anche sulla distribuzione energetica che va oltre la semplice città di legno.
E non è solo l’energia a essere gestita in modo innovativo. L’acqua, risorsa preziosa, verrà recuperata e riutilizzata attraverso un avanzato sistema di raccolta delle acque piovane, che servirà per irrigare gli spazi verdi e ridurre il consumo idrico.
Anche i rifiuti verranno trattati in maniera circolare: gli scarti organici verranno trasformati in biogas, mentre i materiali riciclabili saranno gestiti con un approccio che riduce al minimo l’impatto ambientale. Perfino gli scarti della lavorazione del legno avranno una seconda vita, venendo impiegati per la produzione di biomassa destinata al riscaldamento urbano.
Stockholm Wood City è stata pensata per limitare al massimo l’uso delle auto, favorendo igli spostamenti a piedi, in bicicletta e con mezzi pubblici elettrici. Le strade saranno progettate per dare priorità ai pedoni e ai ciclisti, con percorsi immersi nel verde e una distribuzione degli spazi che riduce il traffico e l’inquinamento acustico. Le auto, se necessarie, saranno confinate in parcheggi decentralizzati, evitando di occupare inutilmente il suolo urbano con enormi aree di sosta.
Ogni abitazione sarà dotata di tecnologie smart, con sistemi di illuminazione e riscaldamento che si adattano automaticamente alle condizioni atmosferiche e alle abitudini degli abitanti.
Le finestre avranno superfici fotocromatiche capaci di regolare la luminosità interna, si va anche riducendo il bisogno di aria condizionata in estate e mantenendo il calore in inverno. La ventilazione naturale, studiata per migliorare il microclima interno, contribuirà a creare ambienti più sani e confortevoli, riducendo lo stress e migliorando la qualità della vita.
La costruzione di Stockholm Wood City è iniziata nel 2024, le prime abitazioni sono previste pronte per il 2026 e gli uffici operativi entro il 2027. Se il progetto avrà successo, sarà un modello replicabile in altre città del mondo, e il legno potrebbe diventare un’alternativa sostenibile al cemento.
Stockholm Wood City per concludere, è una visione di come possiamo costruire in modo più intelligente, sostenibile e umano. È un esempio concreto di come il design, la tecnologia e l’ambiente possano coesistere in perfetta armonia, creando spazi migliori per vivere e lavorare.
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