Con la nuova pillola rispondo ad una richiesta del mio Network di LinkedIn di riassumere il caso Northvolt e quali secondo me sono i takeaway di questa ennesima bomba che cade sul già provato morale svedese.
Siccome l’argomento è lungo e complesso, invito a leggere i contenuti tradotti di un documentario di Uppdrag Granskning, un po’ un Report svedese, raggiungibile cliccando su questo testo
Ho cercato in questa pillola di raccontare questa storia di impresa ed innovazione col taglio di un mediatore economico, spezzettando la questione nei macro-argomenti che per me hanno portato alla crisi.
Vorrei aggiungere che è un tentativo di spostare l’attenzione da una cattiva gestione di impresa, ai motivi che naturalmente portano a gestire male un’impresa.
Identifico:
– un problema strutturale dal punto di vista dei finanziamenti e le ingerenze dello stato
– un problema di marketing e comunicazione che cerca aderenza ad un racconto con falle pericolose, perché entra in contrasto col core d’impresa
– un problema di mismatch tra pragmatismo ed aspettative
Per quelle che sono le mie competenze, ho cercato di mettere in chiaro quali siano gli elementi determinanti di questa storia che ci riguardano tutti, quali sono secondo me gli errori da non fare più, ma per via della specificità del caso, per quanto io cerchi di dare un quadro generale, suggerisco l’ascolto e la visione a chi ha più familiarità con casi di questo tipo.
Stringere un caso di questa complessità in meno di 15 minuti mi è stato richiesto, l’ho compresso il 12 minuti e qualcosa. Chiaro che questo obbliga a tagli importanti. Chi mi segue su linkedin ha molti elementi perché è stato un argomento che ho trattato con frequenza a volte persino settimanale per diverso tempo. Ed anche così, non riesco a fare meno di 12 minuti.
Comunque sono a vostra disposizione qui o su linkedin, dove tratto l’argomento da quasi due anni, per cui potete sempre chiedermi e sono sempre felice di ascoltare, e rispondere se posso.
Buona visione e buon ascolto!
Una scaletta la trovate dopo il video, per chi preferisce seguire col testo, ma vi avviso che la scaletta non dice -esattamente- quello che dico nel video, semplicemente è una guida che aggancia i punti fondamentali.
Scaletta della pillola n.6
Nuova pillola del nostro quasi podcast, questa volta risponde ad una richiesta diretta del mio network di linkedin.
Devo dire che questa volta ho fatto un po’ di fatica a scegliere quale personaggio utilizzare, ma tutto sommato l’argomento attiene al mio percorso professionale e a come ultimamente si sia orientata la mia trasversalità.
Inoltre non siamo lontanissimi dall’ultima pillola. Perché ha raccolto il solare e l’energia sostenibile, le batterie un po’ alla volta sono diventate parte del mondo che conosco: la sfida oggi è di razionalizzare per voi il complesso caso Northvolt.
Come comincio io ad interessarmi di Northvolt? Tutto comincia da un post di un personaggio rilevante nel settore del rinnovabile in Italia. Non faccio nomi per discrezione, ma comunque personaggi che se non fossi stata chiamata in causa dal rinnovabile, giuro, non saprei chi fossero.
Questo professionista cita Northvolt e questione relative alle realtà svedesi.Io, che sono quella che ci scava dentro dal 2002, ho voluto andare ad investigare sulla stampa nazionale svedese, quale fossero le ragioni del discorso sollevato.
Bastano poche letture perché io resti rapita dall’argomento, che veramente è un capitolo di impresa svedese da fare girare la testa, e se sarò brava, riuscirò a trasmettervi tutte le ragioni per cui Northvolt, in realtà ci riguarda tutti.
Partiamo dalle base. Cos’è Northvolt? Northvolt è o era, il suo destino si scrive ora, una realtà tecnologica verticale nel settore delle batterie e dell’energia sostenibile in Europa. Il suo obiettivo è o era, sempre lì, creare batterie agli ioni di litio con lo scopo, e questa diventa una delle note dolenti, quello di eliminare la dipendenza europea dalla superpotenza della Cina.
Ora facciamo un po’ di nomi per inquadrare l’azienda nel suo contesto.
Northvolt è stata fondata nel 2016 in Svezia da Peter Carlsson, ex dirigente di Tesla, insieme a Paolo Cerruti.
Carlsson aveva lavorato a stretto contatto con Elon Musk ed era stato responsabile della supply chain della casa automobilistica, e questo forse è lo strumento che lo ha portato a scegliere l’ambito batterie al litio per la filiera europea.
Paolo Cerruti invece è una gloria nazionale, un ingegnere e imprenditore italiano, laurea in ingegneria aerospaziale presso il Politecnico di Torino e un diploma in ingegneria presso l’École Centrale di Parigi. Ha iniziato la sua carriera nel settore automobilistico, lavorando per Renault-Nissan per quindici anni in Francia, Giappone e India, ricoprendo ruoli che spaziavano dall’ingegneria alla gestione della supply chain.
Anche lui viene dall’esperienza Tesla era Vice Presidente della Supply Chain Globale e Pianificazione Operativa.
E’ stato COO di Northvolt, e ha guidato l’espansione dell’azienda in Nord America, assumendo la carica di CEO di Northvolt North America.
Altre figure importanti da citare sono Harald Mix e Anders Kempe, rispettivamente finanziatore ed azionista di Northvolt.
Harald Mix è un peso massimo della finanza svedese: imprenditore e investitore con un pesantissimo MBA della Harvard Business School e un passato importante nel settore finanziario negli Stati Uniti dei rampanti anni ’80.
Cofondatore di diverse società di private equity tra 1989 e 2002, mi soffermo su Altor, dove attualmente ricopre il ruolo di Managing Partner, e poi insieme a Carl-Erik Lagercrantz fonda la Vargas Holding, che è la società che ha dato vita a Northvolt e H2 Green Steel, un’acciaieria pianificata per la produzione di acciaio senza l’uso di combustibili fossili.
Di progetti ne ha molti altri, ma fermiamoci qui.
Anders Kempe, invece gigante del mondo delle comunicazioni, uno dei più influenti lobbisti svedesi, proprietario dell’agenzia di PR Bellbird, con partecipazioni azionarie in entrambe le aziende, Northvolt e h2 green steel, per decine di milioni di corone svedesi.
Un personaggio con una potenza incredibile, un ruolo significativo nell’intersezione tra affari, politica e comunicazione in Svezia
La politica c’entra perché tutti e due, Mix e Kempe sono persino vicini ad Ulf Kristersson, attuale primo ministro, di cui parlerò alla fine.
Kempe attraverso Bellbird, aiuta le aziende a navigare il panorama politico e ottenere sostegno istituzionale.
Se su Northvolt e H2 Green Steel non è solo intermediario, ma esiste un interesse economico diretto, ci si è chiesti se ci fosse un controllo della narrativa pubblica e dell’opinione politica anche se io penso di più che un povero giornalista prima di alzare il tono con queste persone, una doccia di umiltà se la fa.
Affärsvärlden, che è il più prestigioso giornale di economia svedese, coi giornalisti che tiene, magari si può permettere critiche mirate, ma insomma, quando poi è arrivato il tempo delle inchieste, sono arrivate.
Kempe è quindi chi meglio può costruire una narrazione vincente e posizionare l’azienda nel modo giusto. Per questo a volte rimango colpita quando mi chiamano per questioni di comunicazione, è vero che questa è la mia scuola, ma proprio perché è la mia scuola, ho una percezione diversa di limiti e possibilità individuali, ma questa è u’altra storia.
Vorrei invece focalizzare su un altro lato del mio profilo: quando ero giudice di Venture Cup, e valutavo i briefs delle startup, ero sempre attenta ai team. Vengo da una famiglia di banchieri che mettevano soldi, e ho sempre visto il peso che davano alle persone.
Con anni di contatto diretto con gli investitori, ho imparato presto che il team non è affatto una questione di secondo piano.
La si sottovaluta spesso, ma ai finanziatori interessa, un team solido definisce credibilità, e capite che se si fa partire un’azienda con questi di nomi sulle spalle, e quegli obiettivi, poi ha senso che a Northvolt siano arrivati sul banco degli interessati la Volkswagen, lo stato tedesco, la banca centrale europea, persino lo stato canadese… poi ahimè sarà la politica ad essere deterninnatne nelle scelte meno sagge.
Obiettivamente, è una squadra su cui investire. Diciamo che un po’ deve intimorire, ma al di là do speculazioni, se vuoi giocare in quel girone lì, ti serve questa gente qui.
Bene: abbiamo la promessa di batterie agli ioni di litio all made in Europe, e un’azienda svedese con un team da re di denari. Nel momento in cui Northvolt nasce, al governo in Svezia ci sono i socialdemocratici alleati agli ambientalisti, con una politica favorevole al rinnovabile, e si parte col vento in poppa.
Questo per me è il primo problema: finanziamenti ed incentivi fioccano troppo facilmente, non è tanto un cattivo cosiglio di amministrazione, si può fare meglio o peggio, ma è fisiologico investire in maniera più rilassata se corri meno rischi diretti, si è sbagliato tanto su questo lato, senza considerare le implicazioni effettive di un progetto di una tale complessità.
Man bassa ai finanziamenti che arrivano per miliardi, e Northvolt apparentemente, cresce.
Io scopro di Northvolt quando Wolksvagen toglie la sua rappresentanza dal consiglio di amministrazione.
Qualcosa infatti nel tempo comincia a non funzionare, Northvolt comincia ad avere problemi con le consegne, i Cilenti si spazientiscono e ritirano gli ordini, i sostenitori piano piano si defilano, e i debiti si accumulano.
Inoltre arrivano informazioni non esattamente strabilianti da dipendenti che raccontano di una realtà aziendale difficile. Su questo ho tradotto un documentario della televisione nazionale svedese su linkeidn, lascerò il link nel testo di accompagnamento, mentre ora farò l’avvocato del diavolo.
Innovare significa esplorare strade nuove. Innovazione ed esperienza, difficile sposarle, se ti imbarchi in un’impresa così coraggiosa, chiaro che sbaglierai, poi col senno di poi tutto si piò dire, ma tutto sommato credo che questo sia il secondo problema: Northvolt non riesce produrre i catodi, che sono fondamentali per le batterie al litio e continuano ad ordinare quel pezzo dalla Cina.
Capite che se l’idea era l’indipendenza dalla Cina, e si fa la scelta pericolosa: continuare ad importare finché non si impara a farli, il rischio è che ti esploda in faccia, perché, purtroppo, in quel momento non stai facendo un prodotto all made in Europe.
Inizio 2024, la situazione degenera. Dipendenti che parlano di tagli alle spese confermati da Carlsson, sospetti che si tagli sulla sicurezza, la dove si lavora con chimica pericolosa, un po’ insinuata da morti sospette di dipendenti.
Giornalisti ed opinionisti di Affàrsvàrlden, quelli tosti, già i primi mesi dell’anno sostengono che l’azienda deve dichiarare fallimento, smettetela di pagare consulenti, e pensare ai debiti e alle bollette scoperte.
Anche perché tutto finisce dentro Northvolt: anche i comuni, Vattenfall, una delle più grandi aziende energetiche europee e di proprietà dello Stato svedese, tirati dai governi socialdemocratici, che hanno politici con le quote, un gioco di mogli amici e parente con le mani dentro Northvolt da affogare nel conflitto di interesse, fino a trascinarci l’Unione Europea.
A quel punto per me Kempe non sembra neppure un argomento, ad essere onesta.
Nel novembre 2024 il CEO Carlsson si dimette, e dalla sede americana si presenta istanza di protezione secondo il Chapter 11 presso il Tribunale Fallimentare del Distretto Meridionale del Texas.
Il Chapter 11 è una sezione della legge fallimentare americana che consente ad imprese in difficoltà finanziaria di riorganizzarsi e continuare le proprie attività, anziché procedere con la liquidazione immediata.
Nel marzo del 2025, per quanto riguarda la Northvolt Svezia, qui non si può fare altro che dichiarare fallimento per via di fatture non pagate, e passa in mano ad un curatore fallimentare che deve occuparsi della liquidazione. Troppo tardi dice Affàrsvàrlden, ma ormai la tragedia è servita.
Il nuovo governo liberale, nonostante i rapporti di amicizia, non ci sta a metterci l’intervento dello stato, Kristersson non si fa coinvolgere e fa bene, perché il governo precedente ha esagerato nell’altra direzione. Difende l’equilibrio del paese
Per la Svezia è l’ennesima bastonata in un momento storico in cui la propaganda nota comincia a non funzionare più, il mito del paese dove si vince e basta e tutti stanno benissimo e sono felici, crolla e mostra meno meritevoli realtà.
Cosa rappresenta allora Northvolt? Il fallimento del sogno di una Europa Sostenibile? I limiti del Green Deal?
Come mediatore economico io penso che il caso Northvolt ci abbia insegnato lezioni importanti.
L’idea di un’Europa sostenibile è del tutto credibile, ma va razionalizzata ascoltando la voce degli scienziati, dei ricercatori, degli economisti e degli imprenditori e trattenere le ideologie politiche.
Affàrsvàrlden non era il cattivo, era la voce dell’equilibrio, così come i dipendenti che criticavano le condizioni interne, erano ingegneri specializzati che mandavano segnali a favore, non contro il progetto. Piano, piedi per terra.
Investire in innovazione è cruciale, ma bisogna capire che innovare non è come una strada dritta come una freccia che vola verso l’alto.
Northvolt non è la volta in cui l’Europa avrà le sue batterie al litio all made in Europe, e sappiamo che lo zoccolo duro sono i catodi, oltre a contrastare le tempistiche vertiginose della Cina.
Ogni inciampo innovativo, ci insegna cosa si dovrà fare meglio la prossima volta.
Abbiamo capito che investimenti ed incentivi a pioggia fanno male a tutto. Bisogna pretendere alte garanzie, anche per il bene delle aziende.
L’atto tragico secondo me, è quando i governi dei primi anni si sono intrecciati con l’azienda, al punto di perdere il senso della realtà e inseguire l’ambizione cieca di una Svezia l’hub delle batterie al litio a qualsiasi costo.
Un delirio che sfocia nel cambiare la legge per andare a toccare i fondi pensionistici e metterle in finanziamenti ad alto rischio.
Lì secondo me è il segno che la politica aveva perso il contatto col reale, è dove tiro la riga. E anche gli svedesi mi sa: non sarà un caso se Magdalena Andersson ha perso le ultime elezioni a favore del centro destra.
Questo è veramente gravissimo, quello che non si deve fare mai più.
Il resto è arte d’impresa. Scalare: fattibile, possibile, probabile.
Stiamo imparando ad ottimizzare, non vorrei che si guardasse a Northvolt come se l’errore fosse nell’investire in innovazione.
Io penso che Northvolt sia un primo tentativo di un progetto coraggioso e visionario, ma prematuro e arruffato nella gestione, se ne dovranno fare altri, e ci saranno altri inciampi.
Perché tutto questo non diventi una bolla, bisogna guardare all’innovazione come ad un bimbo, deve imparare a camminare, ed è fisiologico che ogni tanto caschi.
Qualsiasi nuovo progetto deve imparare a camminare, non si può partire a carponi e pretendere di vincere subito le olimpiadi in atletica.
Per me l’idea Northvolt di per se non è l’errore, auspico ritorni, in Svezia o ovunque, e che torni la fiducia da imprese come Volkswagen, BMW, chicchessia, anche la BEI certo.
Ma si resti nell’ambito del pragmatismo, della scalabilità per non fare passi più lunghi della gamba e che la politica si metta dei paletti e si distacchi, perché non si vada più a toccare l’intoccabile per conflitto di interessi : questa è per me la lezione Northvolt.
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